Specie bovina

Per la specie bovina sono state emanate in ambito comunitario norme precise che regolano l'allevamento dei vitelli fino ai sei mesi di vita, mentre, per quanto riguarda l'animale adulto (oltre 6 mesi di vita) non esistono normative specifiche da rispettare e a riguardo valgono i criteri generali stabiliti dalla normativa orizzontale. Esistono per questa specie diverse tipologie di allevamento (da latte a stabulazione libera o fissa, da riproduzione e da ingrasso) e l'approccio deve essere necessariamente specifico e diversificato al fine di effettuare una valutazione appropriata sul rispetto del benessere degli animali.

Indice

  1. In Emilia-Romagna
  2. L'allevamento delle bovine da latte
  3. Benessere dei vitelli
  4. Controlli ufficiali
  5. Obiettivi dei controlli ufficiali

 

1. In Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna l’allevamento bovino è orientato principalmente alla produzione di latte e di formaggi. Nel territorio regionale sono presenti 6.970 allevamenti, per un totale di circa 564.000 animali. Le produzioni tipiche sono quella del Parmigiano Reggiano DOP e, in minor misura, quella del Grana Padano DOP. La restante parte del latte viene inviato alle centrali del latte dove viene pastorizzato e destinato alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO). É inoltre permessa la vendita di latte crudo, nel rispetto delle previste restrizioni di legge.

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2. L’allevamento di bovine da latte

Le bovine vengono definite “manze” fino al primo parto, tipicamente intorno ai 24 mesi di età, dopo di che vengono denominate comunemente “vacche”, o più specificatamente “primipare” successivamente al primo parto e “pluripare” dopo più parti. A partire dal primo parto, le bovine adulte vengono munte due volte al giorno con una produzione media di 35 litri di latte.

Le bovine vengono fecondate circa una volta all’anno, la gravidanza dura approssimativamente 40 settimane, nelle quali l’animale produce latte fino a due mesi prima del parto, quando entrerà nel periodo chiamato “di asciutta”, che servirà all’animale per recuperare le energie in vista dell’imminente parto e della successiva lattazione.

Nei primi giorni di vita, il nuovo nato riceve il latte materno, detto “colostro”, secreto mammario ricco di proteine indispensabili per il sistema immunitario. Le vitelle (femmine) saranno tenute per la rimonta interna, per andare a sostituire nel tempo gli animali più anziani, mentre i vitelli (maschi) generalmente rimangono in azienda fino al decimo giorno di vita per poi andare in aziende adibite all’ingrasso dell’animale per la produzione di carne.

Secondo la normativa vigente l’allevamento intensivo degli animali con più di sei mesi di età prevede la gestione in stalle a stabulazione fissa o libera. Le prime vedono gli animali legati alla posta durante tutta la vita produttiva, dove viene effettuata la mungitura. Le seconde prevedono che gli animali possano muoversi liberamente e la conseguente suddivisione delle stalle in diverse zone: zona d’alimentazione, di riposo, paddock esterni per il movimento libero dell’animale. In questi casi la mungitura viene effettuata in una apposita sala mungitura. Entrambi i metodi di allevamento, come già sottolineato, sono previsti dalle attuali norme e in entrambi i casi è fondamentale garantire il benessere dell’animale.

 

Nelle zone che lo permettono e in condizioni ambientali favorevoli gli animali possono anche essere portati al pascolo, facendo attenzione alle condizioni del pascolo dato che avere animali al pascolo non necessariamente significa maggiore benessere degli stessi.

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3. Benessere dei vitelli

Il decreto legislativo n. 126 del 7 Luglio 2011, attuazione della Direttiva 2008/119/CE, fissa i requisiti minimi per la protezione dei vitelli negli allevamenti. È compito dell’allevatore adeguare la vitellaia alle disposizioni di legge, in modo da non incorrere in ingenti sanzioni pecuniarie. Il decreto identifica come vitello un animale delle specie bovina con età inferiore ai 6 mesi e alcune delle disposizioni non si applicano ad aziende con meno di sei vitelli e ai soggetti mantenuti presso le madri (linea vacca-vitello).

Il vitello può essere tenuto in recinti individuali fino alle otto settimane di vita, questo perché, appartenendo a una specie che ha necessità di raggrupparsi in mandria, un tempo prolungato di isolamento può incidere negativamente sul suo benessere. Solo il Medico Veterinario può decidere di prolungare questo periodo, a patto che si verifichino delle condizioni particolari, ad esempio per motivi sanitari o comportamentali. Inoltre, i recinti individuali devono possedere pareti traforate che permettano il contatto sensoriale tra gli animali, oltre a permettere all’animale di alzarsi, coricarsi e muoversi senza difficoltà. Dopo le otto settimane gli animali vengono raggruppati in box con misure adeguate, stabilite dalla normativa in base al peso vivo del bestiame presente nei ricoveri.

Notevole importanza viene rivestita anche dai materiali utilizzati per la costruzione, i quali non devono essere nocivi per il vitello, e per l’illuminazione che deve garantire luce agli animali almeno otto ore al giorno.

È vietato utilizzare museruole o legare gli animali (eccezione può essere fatta durante il momento della somministrazione del latte).

Nel corso degli anni è aumentata la consapevolezza dell’importanza della cura del vitello e ciò ha permesso la nascita di figure professionali specializzate nella gestione della vitellaia.

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4. Controlli ufficiali

Il Piano Nazionale Integrato è un piano di controllo predisposto dal Ministero della Salute secondo un approccio completo e integrato alla sicurezza alimentare, allo scopo di orientare i controlli ufficiali lungo l'intera filiera produttiva. Le attività di controllo sulle produzioni alimentari sono integrate con quelle relative ad altri ambiti strettamente correlati, quali sanità e benessere animale, alimentazione zootecnica, sanità delle piante e tutela dell'ambiente. Il Piano nazionale per il benessere animale del Ministero della Salute nasce per adempiere alle disposizioni previste dalle norme nazionali e dell’Unione Europea, allo scopo di uniformare le modalità di esecuzione e la programmazione dei controlli ufficiali relativamente al benessere animale.

La verifica del rispetto della normativa in materia di benessere animale compete ai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali. Attraverso il piano di controllo regionale vengono effettuate regolarmente le ispezioni negli allevamenti per verificare l'adeguatezza delle strutture, la corretta gestione dei farmaci e il rispetto delle norme sulla biosicurezza e sul benessere animale.

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5. Obiettivo dei controlli ufficiali

Obiettivo della Regione Emilia-Romagna nei controlli ufficiali sul benessere animale è promuovere il miglioramento delle caratteristiche strutturali e gestionali degli impianti utilizzati per l’allevamento, al fine di tutelare il benessere degli animali, di favorire la qualità igienico sanitaria dei relativi prodotti, di tutelare l’ambiente e di garantire la sicurezza degli operatori, sorvegliando l’applicazione delle norme che tutelano gli animali da reddito in allevamento.

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