E' possibile coltivare un suolo "extraterrestre"?

21/06/2022

Coltivare piante superiori di interesse alimentare in ambienti extraterrestri utilizzando le risorse disponibili in situ, ed in particolare il suolo lunare e marziano, è un obiettivo fondamentale per rendere possibile e sostenibile in futuro l’esplorazione umana dello spazio. La produzione di cibo fresco in-situ garantirebbe, infatti, l’autonomia e la sopravvivenza degli astronauti nelle missioni di lungo termine.

Tuttavia, il suolo “extraterrestre” è molto diverso dal suolo terrestre. In particolare, è completamente privo di materiale organico e quindi di elementi nutritivi essenziali alla vita delle piante quali azoto, fosforo e zolfo, e manca di una struttura capace di trattenere e contenere acqua e aria elementi indispensabili per lo sviluppo radicale. La preparazione di un substrato chimicamente e fisicamente fertile per la crescita di piante ad uso alimentare a partire da suolo, o più precisamente, da regolite lunare e marziana rappresenta pertanto una delle principali sfide della ricerca scientifica in campo spaziale.

La produzione di cibo fresco attraverso un approccio di utilizzo in-situ delle risorse è di fondamentale importanza per garantire l'autonomia e la sopravvivenza dell'equipaggio nelle missioni spaziali di lungo termine. L'uso della regolite marziana come suolo per la crescita delle piante sarebbe una pratica sostenibile per ottenere cibo, anche se il "suolo extraterrestre" è di gran lunga diverso dal suolo vitale e fertile che abbiamo sulla Terra.

Ad oggi, non è immaginabile che la coltivazione delle piante nello spazio possa avere come obiettivo la produzione di cibo per gli abitanti del pianeta terra. I costi di tale produzione sarebbero non sostenibili. Al contrario, la produzione di cibo utilizzando le risorse in-situ (regoliti e scarti) è fondamentale per garantire l'autonomia e la sopravvivenza degli astronauti nelle missioni di lungo periodo. In tale contesto, il progetto REBUS, si pone appunto nel filone dello studio dei sistemi bio-rigenerativi, sistemi che, nelle future missioni di esplorazione spaziale, dovranno essere capaci di produrre risorse (ossigeno, acqua e cibo) per gli astronauti a partire da regoliti e rifiuti (residui di cibo, reflui umani, CO2, etc) generati dagli stessi ed opportunamente trattati.

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